Sicilia Poetry Bike 2009: da poco lasciata Messina (con testo poetico a latere)
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From : poetadiprovincia
Added: Aug 18, 2009
Sicilia Poetry Bike, 2 agosto 2009: Ugo Magnanti poco dopo aver lasciato Messina, nella tappa Messina-Milazzo. Questo è il testo letto il primo agosto da Ugo Magnanti al Circolo del tennis e delle vela di Messina: È un avvento, questo di Messina, e una partenza da Messina, per poi fare ritorno ancora, a Messina. Da qui avvistiamo in lontananza i primi sobborghi delle città imminenti, l'allusione al minareto, l'asprezza del rilievo. È una smania che stringe nella polvere, che germoglia come atavica ventura verso un non-luogo. Può essere il modo per riplasmare una Sicilia segreta, mitica, geografica, magari gongoriana, con l'Etna al centro esatto dell'Isola. Infantile grazia da velocipede! Febbrile rimpatrio negli intrichi di un mai dimenticato Sé. E di nuovo partenza. Si parte sempre da Greenwich (dice il vostro Bartolo) dallo zero segnato in ogni carta e in questo grigio sereno colore d'Inghilterra. Armi e bagagli, belle speranze a prua, sprezzando le tavole dei numeri i calcoli che scattano scorrevoli come toppe addolcite da un olio armonioso, in un'esatta prigione. Troppe prede s'aggirano tra i fuochi delle Isole, e navi al largo, piene, panciute, buone per essere abbordate dalla ciurma sciamata ai Tropici votata alla cattura di sogni difficili, feroci. Ed alghe, spume, il fondo azzurro in cui pesca il gabbiano del ritorno posati accanto al grigio disteso colore degli occhi, del cuore, della mente, guano australe ai semi superstiti del mondo. Oggi, questa è una città, un mare, da cui ci allontanammo. E allora (io dico dalla mie risacche) se mai si fosse perduta, la barca non sarebbe rimasta tanto a lungo ai margini del globo, riscattata dai richiami, dei pescatori, all'alba. Aria algerina, mare marocchino, sabbia sicula, sarda, palma libica, sagoma vana di un'isola incerta, come incerto fu il morso della tràcina. Ci capitò di indicare il passaggio delle navi, con le livide mani sottoposte agli astri, senza mai chiedere cosa ci fosse di arduo, in un addio. Clpi di Ugo Magnanti
Category : Travel
Added: Aug 18, 2009
Sicilia Poetry Bike, 2 agosto 2009: Ugo Magnanti poco dopo aver lasciato Messina, nella tappa Messina-Milazzo. Questo è il testo letto il primo agosto da Ugo Magnanti al Circolo del tennis e delle vela di Messina: È un avvento, questo di Messina, e una partenza da Messina, per poi fare ritorno ancora, a Messina. Da qui avvistiamo in lontananza i primi sobborghi delle città imminenti, l'allusione al minareto, l'asprezza del rilievo. È una smania che stringe nella polvere, che germoglia come atavica ventura verso un non-luogo. Può essere il modo per riplasmare una Sicilia segreta, mitica, geografica, magari gongoriana, con l'Etna al centro esatto dell'Isola. Infantile grazia da velocipede! Febbrile rimpatrio negli intrichi di un mai dimenticato Sé. E di nuovo partenza. Si parte sempre da Greenwich (dice il vostro Bartolo) dallo zero segnato in ogni carta e in questo grigio sereno colore d'Inghilterra. Armi e bagagli, belle speranze a prua, sprezzando le tavole dei numeri i calcoli che scattano scorrevoli come toppe addolcite da un olio armonioso, in un'esatta prigione. Troppe prede s'aggirano tra i fuochi delle Isole, e navi al largo, piene, panciute, buone per essere abbordate dalla ciurma sciamata ai Tropici votata alla cattura di sogni difficili, feroci. Ed alghe, spume, il fondo azzurro in cui pesca il gabbiano del ritorno posati accanto al grigio disteso colore degli occhi, del cuore, della mente, guano australe ai semi superstiti del mondo. Oggi, questa è una città, un mare, da cui ci allontanammo. E allora (io dico dalla mie risacche) se mai si fosse perduta, la barca non sarebbe rimasta tanto a lungo ai margini del globo, riscattata dai richiami, dei pescatori, all'alba. Aria algerina, mare marocchino, sabbia sicula, sarda, palma libica, sagoma vana di un'isola incerta, come incerto fu il morso della tràcina. Ci capitò di indicare il passaggio delle navi, con le livide mani sottoposte agli astri, senza mai chiedere cosa ci fosse di arduo, in un addio. Clpi di Ugo Magnanti
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